Il 26 e il 27 maggio appuntamento con la terza edizione de “Le Verdi Stanze”, iniziativa dedicata al paesaggio e alla visita di alcuni dei giardini salentini più rappresentativi. Le Verdi Stanze nasce con l’intento di far apprezzare il significato della “progettazione degli spazi verdi”; un giardino progettato, infatti, è il frutto di uno studio accurato esattamente al pari di un edificio.
La terza edizione de “Le Verdi Stanze”, attraverso un convegno (sabato 26) ed un tour guidato (domenica 27), si sofferma sul tema delle “fabriques o folies”, “gingilli architettonici” che caratterizzano il giardino dandogli caratteri di unicità e spettacolarità.
Elementi significativi, in tal senso, si ritrovano in Parco Achille Tamborino a Maglie, Villa Zaira a Muro Leccese e in Parco Episcopo a Poggiardo.
Come illustra Elvira Addonizio, paesaggista e ideatrice de “Le Verdi Stanze”, una volta svincolato il giardino dai rigidi schemi dei secoli precedenti, basti pensare al giardino “all’italiana” o al giardino “alla francese” nel XVIII secolo, viene fuori un nuovo concetto di giardino, concepito come paesaggio, o come natura circostante.
L’ispirazione per quello che verrà poi definito “giardino paesaggistico” o “all’inglese”, deriva principalmente dai dipinti seicenteschi di Poussin, Lorrain, Salvator Rosa nei quali la campagna romana, i ruscelli, le rovine rappresentarono una serie di elementi essenziali che non mancarono di influenzare una nuova generazione di paesaggisti. Essi misero in pratica il concetto di libertà delle forme, rifiutando la costrizione della natura in spazi precostituiti; in questo modo l’uomo cerca di “ordinare” la natura, più che “dominarla”, la sequenza di movimenti del terreno, di gruppi di alberi, le zone erbose del giardino altro non sono che la prosecuzione del paesaggio circostante. In questo contesto il giardino inizia a popolarsi di una serie di edifici: “les fabriques”; padiglioni orientaleggianti o altri elementi architettonici volti a caratterizzarne i vari ambienti.
Spesso a “les fabriques” era affidato il compito di accentuare le viste prospettiche, unitamente a quello di evocare epoche passate, la loro presenza più o meno copiosa dipendeva dai gusti del committente che, a volte, non mancava di eccedere, raggiungendo livelli grotteschi.
In Italia e in Puglia, questo fenomeno viene parzialmente attutito, “les fabriques” fanno sì parte di molti giardini locali, ma vengono sempre contestualizzate in maniera piuttosto equilibrata all’interno degli stessi, mantenendo comunque dei forti caratteri di eccentricità.






